4. La musica deve occuparsi di quei “mondi” che l’uomo attuale non conosce, né riconoscerebbe a causa di un’ipertrofia emotiva/spirituale dalla quale è affetto.

 

In questo, la musica è scienza e medicina. Il suo scopo è liberare l’uomo da quell’unica “dimensione” abituato a valutare. L’uomo deve esplorare, scoprire, conoscere e costruire sulle “altre” dimensioni. Deve abituarsi all’idea che i “mondi” che compongono l’universo della Creazione siano raggiungibili.

 

6. I mondi di Dio sono fatti di musica.

 

7. La biografia di un musicista dovrebbe essere espressa dalla musica che suona piuttosto che dal “dove”, “quando” o “con chi” l’ha suonata.

In caso contrario, un curriculum ci pone di fronte solo una sgradevole sensazione di incompletezza.

 

8. Non dovrebbe esistere nessun confine tra la vita di un’artista e la sua arte. Le due cose dovrebbero compenetrarsi armoniosamente. Anzi: solo una realtà dovrebbe esistere: l’arte stessa (nella complessità dei suoi innumerevoli composti).

 

10. L’immaginazione, più di ogni altra cosa, è l’elemento che ci permette di stabilire il nostro dominio sulla realtà.

 

11. Una musica votata unicamente all’estetica è una musica destinata a morire, esattamente come ogni concetto estetico.

 

12. La musica non dovrebbe mai incitare alla violenza ma al rafforzamento dell’immaginazione. Il concetto stesso di “violenza” dovrebbe essere estraneo ad ogni musicista. Un musicista opera per la pace anche attraversando innumerevoli conflitti di varie nature.

 

13. Di fatto, tutta la materia esistente è una materia che respira, che produce continuamente movimento e dunque “suono”.

E’ inevitabile che, affinchè ci sia movimento, debba esistere un corpo in grado di produrlo (non si potrebbe produrre movimento e quindi suono senza un corpo che vibri).

Del resto, però, se un corpo non producesse alcuna oscillazione, esso non potrebbe essere “definito” (quindi nemmeno essere identificato, dunque sarebbe di fatto inesistente).

E’ ovvio quindi, che la matrice fondamentale della vita/esistenza sia l’oscillazione, il movimento, il suono. Senza questo nulla potrebbe esistere. E’ per questo motivo che dobbiamo attribuire al movimento la più ampia considerazione partendo dal presupposto che Esso sia non solo un mero evento fisico ma, piuttosto, una vera e propria “matrice” dell’Esistenza. In questi termini, possiamo dunque supporre che l’oscillazione (la pulsazione, la vibrazione, il movimento) contenga in se il principio dell’ Etica (in quanto “fenomeno distintivo”, cioè quel fenomeno per il quale è possibile considerare una distinzione[vivo/morto, bello/brutto, giusto/sbagliato eccetera]).

Se dunque il suono è (anche) una Forza Etica, la musica necessariamente dovrà contenere in sé questa Forza Etica. Pretendere di non considerare quest’aspetto della scienza è pura cecità.

 

15. Ci sono alcuni modi per arrivare ad imboccare la propria strada:

-Attraverso l’accumulazione di materiale

-Attraverso la sottrazione di materiale

-A causa di una predestinazione

Ad ogni modo, imboccare la propria strada non vuol dire percorrerla.

 

16. Il compito più importante della musica è quello di cambiare le cose in meglio.

 

17. Noi tutti veniamo educati al suono in innumerevoli modi e condizioni. I rumori della città, i suoni della campagna, il tono della voce…tutto intorno a noi è rappresentato dal suono e attraverso questo ogni capacità ricettiva è attivata. Ne consegue che una buona capacità intuitiva, ricettiva, organizzativa, percettiva, ha il suo inizio nel suono in quanto vibrazione. Una buona educazione ad esso creerà senz’altro esseri migliori, capaci di sviluppare in maniera qualitativamente alta le proprie potenzialità. Per contro, una scorretta educazione tenderà a produrre individui instabili, incapaci di elaborare un completo sviluppo del proprio destino genetico.

 

18. L’informazione è linguaggio. Il linguaggio è suono. Il suono è informazione.

 

19. Se sostenere come verosimile che l’Universo è organizzato per mezzo, per causa e attraverso l’Entità Suprema, che non ha inizio né fine, è giusto supporre  altresì che questa organizzazione rappresenti l’ordine e la conseguenza secondo cui Il Linguaggio agisce. Se dunque l’universo è di per se la prova di questo linguaggio, il suo sviluppo, possiamo supporre che il Suono, in quanto matrice, sia il linguaggio stesso. E siccome tutto avviene tramite il suono, [Logos], tutto nell’Universo è linguaggio, tutto è permeato di linguaggio, tutto agisce sotto l’impulso del Linguaggio stesso.

 

20. La Musica è dove La si suona. E’ contestualizzata al momento, al luogo, al singolo per cui nasce e si sviluppa. Non può esistere musica al di fuori di questa concezione. Questo limite, per contro, non è un limite da attribuire alla musica, ma, piuttosto, al “qui ed ora“ che la definiscono.

Se IO definisco l’idea di Musica, IO rappresento il limite della musica stessa.

 

22. Anche nella musica tendiamo ad evitare il rischio della vittoria preferendo la certezza della sconfitta.

 

32. Il nome è l’elemento che contraddistingue le cose. Il nome ha un’identità e la determina allo stesso tempo. E’ composto da vibrazioni e le vibrazioni che lo compongono producono effetti sulle cose circostanti.

 

34. E’ probabile che come conseguenza dell’Unità del Genere Umano anche la Musica, per strade ancora imperscrutabili, approdi ad una sua Unità. Una unità che non farà più, probabilmente,  distinzioni accademiche, né di genere.

 

35. Io sono una luce che risplende nell’umanità. La mia anima è in lotta contro le tenebre. Per quanto la sua luce possa essere piccola, esile, prevarrà comunque su di esse.

 

44. C’è troppa teoria nella musica occidentale. Gli uomini si affaticano a costruire teoremi su scale, accordi, ritmi, melodie. Memorizzano strutture, edificano complesse architetture, analizzano, analizzano, analizzano. Quello musicale è un mondo di teorici, cattedratici che hanno imparato tutto della musica eccetto la musica stessa. E la spiegano. La spiegano continuamente.

 

47. Il musicista che suona “sempre bene” è il musicista che ha poco da dire e passa e ripassa quel vocabolario più o meno ampio che gli permette di dire (bene) sempre le stesse cose, anche quando non ne ha voglia.

 

48. Gli uomini sono continuamente occupati a conservare la memoria quando, in realtà, dovrebbero preoccuparsi di crearne una nuova.

 

54. Sono interessato a quello che i musicisti possono dare (e non “devono”) all’interno di un contesto musicale.

 

55. Tutto nell’Universo si traduce in comunicazione. Non esiste particella del Regno Infinito che non comunichi con altre particelle. La comunicazione è intrinseca [nelle cose]. Che un uomo asserisca di voler comunicare, di sentirne l’esigenza, ha lo stesso valore di evidenziare un’evidenza. Tutto comunica. Se anche un uomo stesse in silenzio, se anche si rifiutasse di parlare, guardare, odorare, ascoltare, anche allora assisteremmo ad un mero fenomeno di comunicazione. Non ci si può sottrarre.  Diffidate di quegli artisti che vi comunicano della loro esigenza di comunicare, come se fosse esperienza unica e di loro pertinenza. Come se dovessero convincervi d’aver scoperto qualcosa che voi stessi ignorate. Come se la comunicazione nasca da loro e per mezzo di loro si propagasse, in maniera esclusiva. Costoro non conoscono la loro stessa natura e pertanto ignorano la vostra, di conseguenza. Tutto è comunicazione. Non ci si può sottrarre a questo processo, nessuno, mai. E’ una legge.

 

57. La critica è quella branca del mercato che, per parte sua, definisce e qualifica lo spaccio dei prodotti d’arte. E’ una sorta di distribuzione, ma con la pretesa d’essere più vicina all’arte stessa e di comprenderla e interpretarla meglio di chiunque altro.

 

62. Quello della conoscenza è certamente un paradosso, o perlomeno rappresenta un pericolo. Da una parte vi è la necessità impellente di studiare, analizzare il passato, ricordare, gestire e conservare ciò che l’uomo prima di noi ci ha tramandato. Non farlo sarebbe una mancanza di rispetto e, probabilmente, un sacrilegio a quella “forza vitale” che ci ha preceduto e permesso di essere ciò che oggi siamo. Dall’altro vi è il pericolo di questo stesso atto. Il pericolo di gestire e conservare in maniera immutata questo variegato e complesso background.    Fermarsi alla storia, al nostro passato, vincolarsi alla contemplazione di questo, assurgerlo a “condizione inevitabile di espressione e identificazione” significa non considerare affatto l’uomo del futuro. Significa non possedere una visione di una società futura, significa non avere una esperienza dell’eternità. Del resto, negarlo, evitarlo o ignorarlo equivarrebbe al non avere compreso il nostro posto nel mondo, la nostra identità.

Nella migliore delle ipotesi, duemila anni di storia dovranno pur permetterci di scegliere quale direzione percorrere per il nostro futuro! In fondo, è da lì che proviene lo stimolo e la necessità per una nuova musica, una nuova letteratura, un’arte nuova, una organizzazione sociale nuova. In caso contrario, questi duemila anni saranno per certo la nostra stimata zavorra che ci accompagnerà verso il fondo più nero dell’abisso al grido di “noi eravamo”!

One Response to “Estratti da “All The Notes Vol. 1””

  1. Shahrokh

    Vivissimi complimenti e infiniti ringraziamenti per i tuoi continui contributi al benessere dell’anima.

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